John Calipari e Rick Pitino, di nuovo rivali in cerca di un posto nella finale NCAA

Alle Final Four 2012 una delle due semifinali è un sogno a occhi aperti. Parlo di Kentucky contro Louisville.

Perché è un derby tra due scuole vicine e rivali per la supremazia dello stato del Kentucky ? Può darsi. Perché è lo scontro tra l’unica numero 1 rimasta contro l’ultima Cinderella del tabellone ? Forse si.

Per il miglior giocatore dell’anno, il signor Anthony Davis futura primissima scelta al draft ? Non vediamo l’ora di ammirarlo.

Sì, sono tutti motivi che ci verranno a mente nella nottata di sabato. Ma non accenderemo i televisori per questo. No signori, Kentucky-Lousiville è Rick Pitino contro John Calipari, sfida tra due dei migliori allenatori del college basketball.

Non basta. Sono rivali, e come se lo sono. Non basta ancora. Sono italiani, figli lontani della nostra terra. Partirei da qui, non fosse per il piacere che ho di vederli a bordo campo.

Non so voi, ma ogni volta che le telecamere si concentrano sui loro volti mi sembra di passare d’istante da una partita di college basket alla trilogia del Padrino o giù di lì.

Non fossero allenatori sarebbero facilmente nella serie cult “I Soprano”. Le loro facce non mentono. Letteralmente rubati dai set cinematografici tra pizzerie e riunioni di famiglia.

Li vedi animarsi a bordo campo, sbattere i piedi per terra, urlare ai ragazzi da veri duri, vestiti in tutto punto da Armani, con i capelli impomatati, fieri e sicuri, arroganti dentro e gentili fuori.

Si incontrarono la prima volta nel 1977, al Five Star Camp di Pittsburgh. Pitino era assistente a Syracuse, Calipari era solo una ragazzino diciottenne del posto. In John probabilmente scattò qualcosa.

Se si guardarono negli occhi fu come ammirarsi allo specchio. Pitino è di New York e si porta appresso il nome della grande città, Calipari è uscito dalla città dell’acciaio e si dovuto inventare tutto.

Ma è come se provenissero da un’unica grande famiglia. E le storie di famiglia, si sa, sono fatte di rispetto e devozione, ma anche di tradimenti, di gelosie, di scontri.

Nel 1988 UMass è in cerca di un allenatore. Pitino è già quello che conosciamo oggi, un uomo rispettato e temuto, un genio, un personaggio. E’ niente di meno head coach dei New York Knicks, praticamente è in paradiso.

Ha portato il misconosciuto programma di Providence alle Final Four e questo gli ha permesso di ottenere il posto dei suoi sogni, a casa sua, con tutto lo swagger che ne consegue. Chiama UMass, sua alma mater, e raccomanda Calipari.

John è stato assistente a Kansas e Pittsburgh e per lui è il primo incarico da capo. Non ci vorrà molto e il “next Pitino” diventa ufficialmente “Little Ricky”. Stessa voglia di vincere, stesso stile, stessi capelli lucidi e stessa faccia sveglia da paisà ambizioso.

Ha speso tutta la sua vita professionale a voler diventare come lui, sognando di batterlo, di prenderne il posto. L’ammirazione va a braccetto con la gelosia, il rispetto con la voglia della prevaricazione.

Pitino intanto finisce la sua esperienza con i Knicks con più bassi che alti, sollevando più gloriose pretese che altro. Torna al college basket e va a Kentucky, proprio la squadra che oggi vorrebbe battere per ritornare grande.

Nel 1996 è showdown. Il fratello maggiore contro il fratello minore, la pasta che bolle in pentola e la mamma che chiama i suoi bimbi a tavola. Basta giochi, è pronto.

E’ pronto il nuovo, finora ultimo capitolo. Si chiama guerra, magari non armata ma velata, ma pur sempre guerra. Pitino vince, va in finale e trionfa. Incontenibile, finalmente sul tetto del mondo collegiale ricorda ai rivali che la sua Kentucky è “l’Impero Romano del college basket”.

Calipari lo guarda e prepara la vendetta. Si vedranno spesso negli anni successivi, Pitino spostatosi umilmente a Louisville e Calipari prima a Memphis e poi proprio a Kentucky.

Sì, proprio sulla panchina di quel titolo, a conquistare pian piano la fiducia e l’entusiasmo della stessa gente intorno alla Rupp Arena.

Non solo lì. Per esempio un giorno, prima di partire per la Cina, postò su Twitter che sarebbe andato a messa nella chiesa di St. Patrick, la cattedrale di New York. Non si espresse sull’orario ma c’era chi per le sue abitudini lo aspettava di mattina presto.

Si presentò invece a mezzogiorno e trovò un uomo con la maglietta dei Wildacats che lo aspettava dall’alba solo per potersi congratulare con lui, anche lì, lontani dalla madre patria.

Entrato nel cuore dei tifosi, sa però che non sarà mai veramente un eroe fino a quando non pareggerà i conti. Del resto accettando la panchina di Kentucky ha lanciato la sua grande sfida, quasi a voler rimarcare ancor più esplicitamente un rapporto che col tempo si è fatto morboso, a suon di parole velenose.

Comincia sempre il più piccolo, denunciando che la Big East beneficiava di troppe chiamate al torneo, risponde quell’altro, ricordando che la SEC è una conference di serie B.

Altro tassello. La nazionale portoricana contatta Pitino, lo osanna a salvatore della patria prima che questi sia costretto a rinunciare. Chi ci si avventa come un falco ?

Calipari ovvio, che poi il talento da allenatore c’è ne ha da vendere ma non si vede come non riesca a rinunciare a confrontarsi, a mettersi in parallelo.

Il posto è suo, ma mica gli basta. Porta il suo team a giocare sul campo di Louisville un’amichevole contro alcuni ex di Kentucky. Un affronto.

La tensione sale e si fa sottile nell’aria. Non è ancora una faida, magari non dichiarata o forse faida non lo è nemmeno oggi, ma ci si dice  “Ti rispetto” per intendere “Voglio il tuo fallimento”.

Fino a quando però non si esce finalmente allo scoperto. E allora si parla chiaro, basta finte carezze  che vorrebbero essere pugni.

In una intervista John, sempre lui per il calcio d’inizio, elenca i migliori programmi dello stato del Kentucky. Louisville non c’è, saltato apposta tra le urla di gioia dei tifosi dei Wildcats, che però devono ringraziare l’altro per quel titolo che ora ci si aspetta con la squadra migliore dell’anno.

Pitino risponde in rima, basta sotterfugi. “Quattro cose ho imparato in 59 anni della mia vita riguardo le persone. Ignoro chi è geloso, ignoro chi è malizioso, ignoro chi è ignorante e ignoro chi è paranoide”.

Per poi concludere. “If the shoes fits anyone, wear it”. Come a dire, sapete benissimo a chi mi sto riferendo.

Da allora fino a oggi si aspetta il nuovo capitolo della saga. Il destino li ha rivoluti ad una semifinale di Final Four, ma questa volta i vestiti, per restare ad Armani, se li sono scambiati.

Una volta Pitino era l’uomo da battere e abbiamo visto che per Calipari lo è sempre stato. Adesso invece Kentucky pare invincibile e se Lousville andasse in finale sarebbe una grandissima impresa.

Già, Calipari non ha ancora mai vinto il titolo e sabato notte ha tutto da perdere. Ruoli invertiti, destini che si incrociano ma che allo stesso tempo restano paralleli.

“Abbiamo entrambi portato tre squadre diverse alla Final Four, siamo stati entrambi licenziati dalla NBA, siamo due italiani con due nasoni” dice John che ai Nets ebbe modo di sfidarlo a Boston contro i Celtics.

Due carriere NBA sfortunate, perché entrambi si meritavano e tutt’oggi si meritano di avere successo anche al piano di sopra.

Ma è la NCAA il posto dove gli allenatori diventano leggenda, ben prima di qualsiasi giocatore, che per forza di cose avrà una carriera che non potrà durare 4 anni al massimo ma che per i più talentuosi troppo spesso si ferma ben prima.

E quindi eccoli di nuovo sulla stessa sideline, i veri protagonisti di questo Kentucky-Louisville che ci farà divertire sul campo e fuori.

Fratelli o rivali, importa poco, o forse si è sempre fratelli quando si è rivali perché si combatte sullo stesso campo e pure sempre rivali tra fratelli perché il gioco vuole un solo vincitore.

Aveva ragione Micheal Corleone, interpretato da un Al Pacino in stato di grazia. Sante parole. Diceva, e la famiglia ascoltava, “gli amici tienili stretti, ma i nemici ancora di più”.

Post By Mick (80 Posts)

“E qualcosa rimane tra le pagine chiare e le pagine scure…”

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6 thoughts on “Rick Pitino e John Calipari, quei bravi ragazzi

  1. non ho mai guardato college basket (bestemmia), ma mi è venuta una voglia improvvisa… quando c’è questo scontro?? il giorno dopo la guardo sicuramente
    grazie mille!!!!!!!!!!!

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