Il mondo del college football americano è un qualcosa che affascina di primo acchito, capace di trascinare in un tourbillon di storia e tradizione  accompagnate alla più moderna tecnologia. A chi non viene in mente il cartello “Play like a champion today” che i giocatori di Notre Dame ed Oklahoma toccano prima di ogni partita casalinga? O i 65.000 spettatori del Lane Stadium, casa dell’università di Virginia Tech, che saltano all’unisono sulle note di “Enter Sandman” dei Metallica  per accogliere l’ingresso della squadra di casa in campo? Questa rubrica, che si chiamerà Wildcat Formation, nasce senza pretese ma con l’intento di raccontare alcune di queste storie, quelle famose e quelle meno, e provare a scalfire almeno la superficie di questo mondo vario, variopinto e variegato.

 Una serata di teoria

Per questo primo appuntamento mi sono riservato una parte di teoria, per capire esattamente da chi e come sono composte le sterminate squadre che i college presentano ogni anno (per fare due esempi, Alabama ha presentato un roster per la stagione 2014 da 116 giocatori, Notre Dame da 107). Con l’aiuto di Andre Simone, voce di radio Play.it e laureato alla Western State Colorado University, iniziamo una rapida disamina su quello che precede l’ingresso al college. Siamo quindi nel mondo delle high school, dei licei, dove i giocatori che eccellono nel football possono guadagnarsi delle borse di studio per meriti sportivi, dette scolarship, da parte dei college: questi ultimi possono essere di tre tipi:

College NCAA, il sistema più conosciuto, più esteso e più ricco dei college americani, che si divide, a sua volta, in college FBS, FCS, Division II e Division III;

College NAIA, il sistema meno conosciuto dei college americani, poco influente, che si divide, a sua volta, in college di Division I e II;

i junior college (facenti parte della NJCAA), della durata di due anni.

Chiaramente le ultime due categorie sono quelle di minore importanza e che attirano meno studenti di high school: i college NAIA possono offrire borse di studio ma hanno un appeal molto limitato; i junior college, invece, sono la destinazione degli studenti che non hanno i requisiti accademici per l’accesso ai college veri e propri: la durata di due anni permette però a questi di provare l’accesso alle squadre di football delle università maggiori dopo questo periodo, sempre con il vincolo dei risultati accademici. Passiamo però al sistema NCAA che, come detto, si divide in quattro categorie:

Division I Football Bowl Subdivision (abbreviabile FBS) comprende i maggiori college del panorama nazionale. Per far parte di questa categoria la NCAA richiede una media di almeno 15.000 spettatori per partita per due anni (più altre caratteristiche più complicate) e concede annualmente 85 borse di studio sportive ad altrettanti studenti. Si chiama FBS in quanto a fine stagione si disputa una serie di Bowl, partite giocate dalle migliori squadre della stagione, e, a partire da questa stagione un playoff a quattro squadre che determina il campione nazionale;

Division I Football Championship Subdivision (abbreviabile FCS) raggruppa college di fascia medio-alta a cui non è richiesto un particolare numero minimo di pubblico e che hanno diritto a 63 borse di studio per il football. Se una di queste università raggiunge il numero di 15000 spettatori  di media per partita per due anni deve ricevere un invito per il sistema FBS, che può accettare o meno, al fine di iniziare una eventuale transizione nel sistema FBS. Il sistema FCS prevede un playoff a 24 squadre per determinare il campione nazionale;

Division II (abbreviabile D II) include college di fascia media che hanno diritto a 36 borse di studio per il football. Il vincitore della division viene da un playoff a 24 squadre che vede come prima fase quattro Super Regional da 6 squadre ciascuno, che promuovono quindi un totale di quattro squadre alla seconda fase, anche questa ad eliminazione diretta, che determina il campione nazionale;

Division III (abbreviabile D III) include i college in cui il football è giocato a livello amatoriale nel vero senso della parola, zero borse di studio ed un pubblico che in molte occasioni non arriva a 1000 persone. Un playoff a 32 squadre sancisce il campione nazionale.

E quindi?

Leonard Fournette, dalla New Orleans (LA) St. Augustine High School

Un ragazzo dell’High School, quindi, buon giocatore di football e decente studente può ricevere una borsa di studio (il DE Josh Sweat, il miglior prospetto secondo ESPN per il 2015 ne ha ricevute 43) per giocare a football per un’università: normalmente ciò avviene all’inizio del suo anno da senior, anche se non c’è una regola su questo aspetto: ad esempio David Sills, giovane QB classe 1996 del Delaware, fu reclutato da USC all’età di 11 anni (salvo poi ritornare sui suoi passi e firmare una lettera di intenti con West Virginia) e Leonard Fournette, RB di New Orleans classe 1995 scelse di firmare con l’università di casa (LSU) all’età di 13 anni. Il termine esatto per questa opera di convincimento da parte delle università è detta “recruit” e l’insieme dei determinati prospetti che una determinata università riesce a convincere si chiama “recruiting class”. Il sito internet di ESPN e Rivals.com sono due dei maggiori siti di riferimento per i prospetti del college football.

Essendo di norma la durata del college di quattro anni, ne consegue che le stagioni che un giocatore di football può spendere sono quattro (freshman, sophomore, junior, senior): è però molto frequente che i giocatori al primo anno di college saltino la prima stagione di competizioni per una serie di motivi, che vanno dal completare lo sviluppo fisico, all’apprendere il nuovo playbook, alla troppa concorrenza: in questo caso il giocatore si dice “redshirt”. In questo caso il giocatore inizierà la sua carriera collegiale al secondo anno, e potrà giocare sempre per quattro stagioni (la prima stagione si chiamerà redshirt freshman, poi a seguire sophomore, junior e senior). Una volta passata la stagione da junior, il giocatore può dichiararsi per il Draft NFL, ma questa è un’altra storia.

Questa è una panoramica generale ed a grandi linee di quello da cui il college football deriva e che offre agli appassionati che ogni sabato pomeriggio affollano gli spalti per vedere squadre dai nomi improbabili, ma questa è la prossima puntata.

Post By Cern (112 Posts)

Andrea Cornaglia, classe ’86, profonda provincia cuneese, si interessa al football dal 2006, prendendo poi un’imbarcata per il mondo dei college dal 2010: da lì in poi è un crescendo di attrazione, inversamente proporzionale al numero di ore dormite al sabato notte

Connect

4 thoughts on “Wildcat Formation #1: una serata di teoria

  1. Davvero davvero ottima idea, non mi perderò un uscita di questa rubrica, la trovo utilissima e molto interessante

Commenta