L’investimento è stato di quelli da capogiro. I soliti Redskins, si era detto, quelli cui piace far volare dalla finestra scelte alte per assicurarsi dei talenti di richiamo, ma questa volta, seppure la mossa potesse essere facilmente confondibile con il passato appartenente ai disastri di Vinny Cerrato, aveva decisamente un suo senso logico.

Robert Griffin III si è dimostrato competitivo fin da subito.

Di quarterback come Robert Griffin III ne escono tendenzialmente pochini, forse di così non ne è mai uscito nessuno, solo il futuro lo dirà. Confonderlo con Michael Vick o Vince Young per il solo colore della pelle o per la grandiosa mobilità sarebbe scontato, superficiale e soprattutto inesatto, se non altro per il fatto che il ragazzo da Baylor non ha avuto bisogno di ridefinire il suo stile per effettuare la transizione in Nfl, lui il quarterback lo sa fare già bene, lancia con precisione, potenza e spirale, e non si è mai  limitato ad essere un regista in grado di sgattaiolare fuori dalla tasca in ogni occasione e risolvere tutto con le proprie gambe. Il suo piano è quello, un giorno, di essere ricordato come un quarterback completo, possibilmente tra i più grandi di sempre.

Parliamo di oggi, tenendo conto che la stagione da rookie di Griffin non è finita e non sappiamo quale sarà il suo futuro, se si ripeterà a questi livelli, se soffrirà del cosiddetto sophomore slump (al secondo anno qualche giocatore tende all’involuzione parziale), se riuscirà a portare i Redskins costantemente al successo facendo dimenticare ai fans un ventennio tra i peggiori della storia di una delle franchigie più antiche del football professionistico.

Oggi, appunto, si può sostenere che la prima annata del rookie tra i professionisti è stata un successo, e che quell’investimento di scelte future cedute ai Rams (primo giro 2013 e 2014, oltre al primo secondo giro del draft scorso) per assicurarsi i diritti del ragazzo è stato finora ben calibrato, per due motivi: il primo, la capacità di Griffin di cambiare istantaneamente la produzione d’attacco di squadra dopo anni di buio offensivo pressochè totale; il secondo, la capacità del management e di coach Mike Shanahan di pescare delle ottime scelte ai giri bassi, un colpo di spugna rispetto ad un passato neanche troppo lontano dove il draft era una risorsa dimenticata.

RGIII fino a questo momento è stato addirittura superiore alle attese, nel senso che il suo talento lo si conosceva, ma non si pensava che potesse traslare al professionismo con tale velocità supersonica, facendo funzionare il sistema offensivo su di lui costruito fin dal primo momento in cui ha messo piede in campo. Nelle 13 gare sinora disputate il giovane quarterback ha tenuto una percentuale di completi di poco superiore al 66%, lanciato quasi oltre le 3.000 yards con 18 passaggi da touchdown, ottenuto un rating di 104.2 ed 8.28 yards per lancio (due statistiche che ad oggi lo vedono al primo posto in tutta la Nfl) infranto il recente record di Cam Newton per yards stagionali raccolte su corsa da un regista (748, oltre a 6 mete) e soprattutto si è preso un’eccellente cura del pallone, commettendo solo 4 intercetti, non certo una cifra di rilievo per un giocatore che dovrebbe non avere l’esperienza necessaria per rendere a questi livelli in questo momento della sua carriera. La paura più grande che ha fatto prendere ai suoi investitori è stata la commozione celebrale subita contro Atlanta, ed un colpo al ginocchio preso contro Baltimore, che probabilmente gli costerà la presenza nella gara contro Cleveland di questa domenica.

Mike Shanahan ha finalmente trovato i giocatori adatti al suo sistema offensivo.

Mike Shanahan, nonostante le numerose difficoltà incontrate nella sua esperienza sulla panchina di Washington, ci ha visto lungo ed i fatti lo stanno ripagando. Ha allestito un sistema attaccando come piace a lui, correndo prima e predisponendo il successo della playaction operando gli aggiustamenti necessari considerando le caratteristiche del suo quarterback, giocando larghi tratti di partita schierando addirittura la Pistol Offense, che permette di far partire l’azione a circa 3 yards dal centro, regala qualche secondo in più al quarterback prima che arrivi la pressione e gli permette di avere già una visione chiara del campo, giocando in zone-read. Questo significa che Griffin legge il movimento del defensive end, ed in base alla reazione di questo decide se dare la palla al running back oppure se fintare e lanciare sul profondo.

E qui entra in gioco Alfred Morris, senza il quale tutto questo non sarebbe possibile.

Se l’impatto di Griffin è stato tangibile, allora quello di Morris si può tranquillamente definire devastante. Alla High School Morris era un linebacker definito “troppo gentile” dal suo allenatore per avere successo nel football, era veloce e possente, ma non gli piaceva colpire duro l’avversario. A Central Florida è emerso come running back capace di produrre tonnellate di yards, ma la competizione di non primo livello che aveva affrontato in carriera aveva creato non pochi scetticismi, facendolo scivolare al sesto giro del draft 2012, dove Shanahan e le sue intuzioni vincenti per il ruolo (da ricordare che cosa riuscì a fare di un certo Terrell Davis) hanno recitato ancora una volta da attori protagonisti.

Alfred Morris, una pesca miracolosa al sesto giro del Draft 2012.

La pericolosità di Morris è il motivo per cui l’attacco dei Redskins funziona, le difese raramente riescono ad atterrarlo al primo colpo e le yards accumulate dopo il contatto con il difensore sono presto diventate la specialità di casa. Possedere un running back che, qualsiasi cosa succeda, prende quattro o cinque yards al primo down semplifica non poco la vita, Morris sta tenendo una media per portata di 4.9 yards ed ha superato le 100 yards in 6 delle 13 partite sinora disputate, varcando la linea della endzone i 7 differenti occasioni.

Costretta a tenere la propria attenzione su di lui, la difesa deve effettuare delle scelte obbligate e scoprire il fianco a possibili giochi a lunga gittata, che non sono certo mancati, ed hanno restituito entusiasmo ad una schiera di fans abituati ad attacchi prevedibili e deficitari nella produzione. Da questo punto di vista l’acquisizione di Pierre Garcon è stata centrata e motivata, la sua velocità nell’andare sul profondo creando distacco dal defensive back e la sua esplosività nel ricevere sulla linea di scrimmage per poi muoversi seguendo i blocchi sono state una componente fondamentale per la trasformazione dell’attacco, e non a caso la squadra ha sofferto maggiormente quando l’ex ricevitore dei Colts è dovuto stare fuori per un infortunio al piede che rischiava di fargli terminare anzitempo la stagione.

Garcon è diventato il principale appoggio del quarterback, che durante la sua assenza aveva sviluppato una felice connessione con il tight end Fred Davis, poi terminato in injured reserve, e nelle sette gare in cui è riuscito a restare in salute ha raccolto 15.6 yards di media per ricezione, segnato 4 mete e confermato quanto mostrato nella prima settimana di gioco a New Orleans, quando i Saints rimasero sorpresi da un suo touchdown di 88 yards nato proprio da una finta di corsa.

Santana Moss si è dimostrato più longevo del previsto.

Se i ruoli dei giovani Leonard Hankerson, Aldrick Robinson (altro terminale sul profondo dalle potenzialità interessanti) e del veterano Josh Morgan sono ridotti o comunque non garantiscono ancora la continuità necessaria – Morgan è costato una sconfitta contro i Rams per una penalità stupida – altrettanto non si può dire per Santana Moss, che si è visto ridurre il numero di snap in campo ed ha ottimizzato al meglio la situazione, andando a segno per 7 volte nonostante le statistiche dicano che lo si cerca non più di 3/4 volte a partita, e la sua media di 14.6 yards per ricezione è di grande importanza se considerato che in nessuna delle gare di questo campionato Moss ha superato le 100 yards.

Le ricezioni di Fred Davis sono state ridistribuite tra i tight end Logan Paulsen e Niles Paul (ricevitore convertito per le qualità in fase di bloccaggio), che devono tenere più alta la concentrazione visto l’alto numero di palloni lasciati cadere a terra, mentre il fullback Darrell Young si è rivelato essere una piacevole sorpresa, ed ha effettuato già una manciata di prese che hanno risolto delle situazioni di pressione per guadagni superiori alle 10 yards.

In questo contesto il coaching staff ha fatto un ottimo lavoro di sviluppo della linea offensiva considerato il poco talento a disposizione, Trent Williams spicca su tutti per rendimento e sta tenendo fede al suo status di scelta di primo giro assicurando a dovere il lato sinistro sia contro la pass rush e sia nell’apertura di varchi per le corse, mentre il resto del fronte appartiene a giocatori poco conosciuti, adatti allo schema di bloccaggio a zona prediletto da Shanahan sin dai tempi di Denver. Il lato destro, composto da Tyler Polumbus e Chris Chester, è quello che tende a concedere la maggiore pressione, mentre Will Montgomery, il centro, sta bloccando in maniera ottimale per le corse nel mezzo, e si è rivelato la sorpresa più positiva di tutta la linea.

Se l’attacco dà sempre una possibilità di vittoria alla squadra (la sconfitta netta è stata una sola, a Pittsburgh) la difesa ha cominciato molto male il campionato per poi alzare il livello delle prestazioni dopo la settimana di riposo, anche se i problemi più evidenti risiedono proprio da questo lato del campo.

Perry Riley può essere il naturale sostituto di London Fletcher nel mezzo.

Persi Brian Orakpo, la miglior arma in pass rush, ed Adam Carriker, in  crescita rispetto allo scorso anno, la squadra è riuscita a mettere le mani sul quarterback in rare occasioni ma lo ha fatto nei momenti giusti delle partite, spesso nei quarti periodi, con Ryan Kerrigan a farsi notare in diverse occasioni sia attraverso i sack (6,5 al momento) e sia con i palloni battuti a terra. Il nose tackle Barry Cofield ha alzato il proprio rendimento in questo ultimo mese e si sta abituando sempre più al nuovo ruolo (ai Giants giocava in una 4-3), manca qualcosa invece nella difesa interiore contro le corse, dove il declino dell’immenso London Fletcher è inevitabile (37 anni, mai una gara persa per infortunio in carriera) e dove Perry Riley, quarto giro 2010, sta cercando di imporsi dimostrando di essere un linebacker capace di restare in campo in molteplici situazioni.

Se i Redskins vogliono fare strada devono assolutamente mettere mano alle secondarie, e qui si apre un’interessante disquisizione per il futuro, in quanto DeAngelo Hall, Josh Wilson e Cedric Griffin sono stati parecchio discontinui in fase di copertura, ed il reparto safety, che aveva trovato una possibile soluzione in Brandon Merriweather prima che lo stesso si infortunasse immediatamente, ha bisogno di una maggiore stabilità rispetto a quella che riesce a fornire Madieu Williams, mentre il giudizio su DeJon Gomes, che ha alternato prestazioni consistenti ad altre non esattamente esaltanti, non può ancora essere definitivo vista la relativa esperienza del ragazzo.

La corsa ai playoffs è molto difficile e confusa, ma è già un mezzo miracolo che Washington (7-6) vi possa partecipare. La lotta per l’accesso alla Wild Card è serratissima e servono passi falsi da parte dei concorrenti, a meno di un clamoroso capitombolo dei Giants nella leadership della Nfc East, alquanto improbabile.

Nella Capitale è comunque successa una cosa importantissima: è tornato l’entusiasmo.

Con Griffin in campo nessun risultato a sfavore è irrecuperabile, in caso di sua assenza Kirk Cousins si è rivelato un backup più che competente (la vittoria contro i Ravens porta la sua firma), il gioco di corse funziona come vuole Shanahan, e con una difesa più pressante, le cose non possono che migliorare.

Dopo due decadi quasi complete di sofferenza e scelte dirigenziali errate, i fans dei Redskins hanno ricominciato a sognare. Gli incubi che portano i nomi di Shane Matthews, Fun ‘N’ Gun, Rex Grossman, Heath Shuler, e chi più ne ha più ne metta, stanno cominciando a sbiadirsi.

Scusate se è poco.

Post By davelavarra (279 Posts)

Davide Lavarra, o Dave e basta se preferite, appassionato di Nfl ed Nba dal 1992, praticamente ossessionato dal football americano, che ho cominciato a seguire anche a livello di college dal 2005. Tifoso di Washington Redskins, Houston Rockets e Florida State Seminoles. Ho la fortuna di scrivere per questo bellissimo sito dal 2004.

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5 thoughts on “Washington Redskins, la speranza che diventa realtà

  1. Il vero uomo in più dei Redskins è Shanahan. Saper pescare con razionalità i giocatori per il suo gioco sta producendo il miracolo nella capitale; il miracolo assoluto è stata anche la pazienza di Snyder che finalmente ha dato il tempo di lavorare ad un genio del football.Veder giocare Washington quest’anno è veramente divertente.

  2. Il prossimo draft propone talenti interessanti e con una considerevole profondità nella safety; stiamo a vedere se i Redskins sapranno prenderci anche questa volta chiamando un prospetto capace di impattare bene nei pro già dalla week 1 del 2013

  3. avrei una richiesta se è possibile in questa guida ai bowls, puoi mettere i criteri delle squadre con i quali ci si qualifica? esempio la 1° della PAc con la 1° della big ten per esempio in modo da far comprendere a quelli come me che si stanno avvicinando pian piano al mondo del NCCA Football grazie

  4. sinceramente sono molto entusiasta di Washington…il lavoro di Shanahan è grande…
    mi piace come giocano..
    l’unica cosa è che Griffin deve appena preso il primo down fermarsi..se continua a prendere botte finisce molto presto la sua carriera..e questo mi dispiacerebbe molto..mi piace moltissimo il suo gioco…

  5. finalmente un fan di Washington che capisce di football come Davide! Alleluja! mi unisco all’auspicio di R. affinché RGIII non si rompa presto. ma, da appassionato di hockey anche più che di football, posso dire che è il gioco: se il resto della squadra non farà in modo di proteggerlo, finirà rotto. mutatis mutandis come crosby nei pittsburgh penguins. è intelligenza tattica del coach e dello stesso qb anche il sopravvivere, oltre al genio creativo. come è sempre stato. del resto.

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