Ancora tanto lavoro da fare, a St. Louis, per Jeff Fisher

Gennaio 2012. Al termine di una stagione disastrosa, conclusa con solo 2 vittorie, il proprietario dei Saint Louis Rams, Stan Kroenke, decide di fare piazza pulita e voltare pagina. Via l’Head Coach Steve Spagnuolo, via il General Manager Bill Devaney, via gran parte del coaching staff.

Passo inevitabile per una franchigia che dai fasti vissuti a cavallo del nuovo millennio era sprofondata nella grigia mediocrità. Il Greatest Show on Turf, lo straordinario attacco che aveva riportato i Rams ai vertici della NFL era ormai solo un pallido ricordo.

Marshall Faulk, Isaac Bruce, Torry Holt, Kurt Warner, sono nomi che ancora oggi fanno sussultare i cuori di ogni tifoso Rams, e degli appassionati di football in generale. Un SuperBowl vinto, uno perso a sorpresa contro dei Patriots guidati da uno sconosciuto ragazzino pescato al 6° giro (un tal Tom Brady), poi il diluvio.

Ultimo titolo di Division: 2003. Ultima apparizione ai Playoff:2004. Poi 7 stagioni con un 8-8 come miglior record.

Les Snead viene nominato nuovo GM. Dopo un lungo corteggiamento, Kroenke annuncia il nome del nuovo Head Coach: Jeff Fisher. Uno che non ha bisogno di tante presentazioni. Uno di quelli che già da giocatore era di fatto allenatore, tanto da affiancare da subito sulla sideline il Defensive Cordinator (erano i Chicago Bears dei primi anni ’80) quando un grave infortunio gli spezzò la carriera da giocatore.

Coach dei DB, da subito. Poi DC fino al 1994, quando, in quel di Houston, fu promosso Head Coach al posto di Jack Pardee. Non mollerà quel posto fino al 2010. 16 stagioni sulla stessa panchina, a guidare la lenta ricostruzione degli Oilers, poi trasferitisi in Tennessee e rinominati Titans. Nei sedici anni lì trascorsi 11 stagioni con record positivo o in pareggio, 6 apparizioni ai Playoff, e un SuperBowl perso contro, guarda caso, i Saint Louis Rams del Greatest Show on Turf. Arrivando per giunta ad una sola, misera yard dal portare il match all’overtime.

Fama da duro, gran lavoratore, brillante mente difensiva, eccellente motivatore, insomma, il tipo giusto per lanciarsi nell’impresa di rifondare i Rams. Kroenke lo sa, e riesce a strapparlo alla concorrenza dei Miami Dolphins.

Rifondazione, dunque. E il duo Fisher- Snead non si lascia pregare. Una imponente free agency e un consistente Draft sono la naturale conseguenza dell’instaurarsi del nuovo corso. Via diversi titolari delle ultime stagioni, dentro forze nuove, tra cui spiccano il CB Cortland Finnegan, fedelissimo di Fisher ai Titans, il DT ex Dolphins Kendall Langford, il C Scott Wells, l’OLB Jo-Lonn Dunbar.

Il Draft vede i Rams arricchirsi di scelte grazie ad una trade coi Washington Redskins, che sacrificano una seconda scelta (e soprattutto le due prime scelte del 2013 e 2014) per potersi accaparrare Robert Griffin III. Fisher e Snead utilizzano il Draft per rimpolpare il roster con giovani di talento.

La prima scelta è il DT Michael Brockers da LSU, poi i Wr Brian Quick e Chris Givens per rafforzare un reparto che, a parte lo spesso infortunato Danny Amendola, era noto per la sua mancanza di talento. Si è scommesso forte sul problematico talento del CB Janoris Jenkins, arrivano i Rb Isaiah Pead e Daryl Richardson per preparare il dopo Steven Jackson, arrivano un kicker e un punter rookie: Greg Zuerlein e John Hekker.

Dopo un simile lifting, le aspettive per la stagione 2012 non potevano di certo essere elevate, e molti analisti consideravano i Rams una delle squadre più deboli della Lega. Ma dopo 14 settimane il bilancio non può che essere positivo. Sei vittorie, sei sconfitte e un pareggio ottenuto in quel di San Francisco sono un ottimo bilancio per un team all’inizio di un nuovo corso, e l’amalgama sta migliorando col tempo, come dimostrano le ultime 3 vittorie consecutive. Con un dato curioso: sono imbattuti contro i rivali divisionali, e in una Division che comprende gli ambiziosi 49ers e i rampanti Seahawks, non è cosa da poco.

Sugli scudi senza dubbio un reparto difensivo finalmente registrato a dovere, con un front 7 e una secondaria che ora giocano come un tutt’uno e non più come comparti a sé stanti. Con una linea difensiva aggressiva negli End (Long e Quinn) e solida nel mezzo ( Langford e Brockers), un trio di Linebacker aggressivo e veloce, capitanato da James Laurinaitis, probabilmente la migliore presa degli ultimi Draft targati Rams, e una secondaria che con l’innesto di Finnegan e il talento grezzo di Jenkins non è più un colabrodo, la vita degli attacchi avversari è diventata molto più complicata.

C’è un dettaglio che colpisce se si paragona l’attuale difesa Rams con quella degli anni passati: e la durezza e l’aggressività, unita alla sensazione di ordine e precisa conoscenza dei compiti in campo. Tutto in perfetto stile Fisher.

Peccato che accanto a questo consistente progresso dal punto di vista difensivo non corrisponda altrettanto progresso sul versante offensivo. Qui la distanza dal Greatest Show on Turf è veramente abissale.

Se si esclude il sorprendente rendimento del Wr rookie Chris Givens e il rendimento del solito Steven Jackson, mettere punti sul tabellone è impresa piuttosto ardua. A togliere le castagne dal fuoco allora deve pensarci il kicker rookie Greg Zuerlein, che colpito tutti per la potenza della sua gamba. 21 su 27, un long FG da 60 yds,una grande sicurezza nei calci da oltre 40 yds. La fiducia di Fisher nei suoi confronti è tale che spesso è stato chiamato a calciare da distanze normalmente precluse alla maggior parte dei Kicker NFL, figuriamoci un rookie proveniente dal minuscolo college di Western Missouri.

Ma quale futuro si prospetta per i Rams?

E qui bisogna per forza parlare del dubbio amletico citato nel titolo, ovvero il destino del Qb Sam Bradford. L’Heisman Trophy 2008 dai sooners di Oklahoma e prima scelta assoluta dei Rams al Draft 2010. Questo per lui doveva essere l’anno della verità dopo una rookie season entusiasmante ( diversi record NFL per un rookie battuti e titolo di Offensive Rookie of the Year) e un secondo anno da dimenticare.

Fenomeno o bust? Da questa risposta dipendono gran parte delle strategie future di Fisher e Snead. Purtroppo però per ora la risposta fornita da Bradford è forse la peggiore possibile: né l’una né l’altra.

Meglio del 2011, ma non ai livelli del 2010. Le critiche più frequenti a Bradford riguardano la sua scarsa leadership e la sua lentezza nell’analizzare la disposizione della difesa avversaria, con la conseguente forzatura di lanci su ricevitori marcatissimi e i rischi conseguenti. Al terzo anno di professionismo comincia a diventare difficile pensare che tali limiti possano essere del tutto superati. Potrebbero via via essere limati, ma eliminati no.

Ecco perché questo 2012 rischia di essere la peggiore risposta possibile per i Rams. Ovvero l’idea di avere tra le mani un Qb che sicuramente sa tenere degnamente il campo, ma difficilmente potrà caricarsi sulle spalle i destini della squadra e trascinarla ai vertici senza avere intorno un cast di supporto più che all’altezza. Un Qb di sistema, ma che senza sistema rischia di annegare. Non la migliore delle prospettive per un team che è ancora un cantiere in molti reparti, primo fra tutti la linea offensiva, la cui porosità ha sicuramente accentuato le difficoltà di Bradford.

Quali saranno le prossime tappe della ricostruzione?

Difficile che si rinunci a Bradford. La free agency 2013 difficilmente offrirà un altro Peyton Manning, e la classe di Qb in uscita dal college quest’anno sembra offrire più dei progetti a lungo termine che giocatori già pronti a guidare un attacco pro.

La linea offensiva deve essere completata, e l’abbondanza di prime scelte offre la possibilità di farlo. Sarà necessario che alcuni giovani continuino a crescere. I vari Jenkins, ancora troppo istintivo, Brockers, Zuerlein, Hekker,Givens e Richardson (molto più positivi finora dei più quotati pari ruolo Quick e Pead) sembrano possedere la stoffa per poter costituire una solida base su cui costruire. L’esperienza dovrebbe poi progressivamente eliminare i peccati di gioventù che ancora affliggono, inevitabilmente i Rams nei momenti caldi dei match.

Del buon tessuto c’è. Un sarto esperto ed affidabile pure. C’è lo spazio, a livello di salary cap e scelte al Draft, per renderlo ancora più prezioso.

Ricostruire in NFL è un termine piuttosto abusato, è sempre più facile a dirsi che a farsi, servono anni, pazienza e un po’ di fortuna. Il primo capitolo può dirsi promettente. Il resto del romanzo targato Fisher sarà all’altezza?

Post By Gerrki (65 Posts)

Folgorato dal football Usa all’età di 11 anni (era il lontano 1992), tifoso di 2 diversi tipi di Dolphins (quelli di Miami e quelli di Ancona), ha iniziato a scrivere su Play.it nel 2012. Appassionato di sport a 360°, di quelli che durante le Olimpiadi trasferiscono la propria residenza davanti alla Tv, considera il football lo sport di squadra per eccellenza, e una straordinaria fucina di storie di eroi ed antieroi. Che ogni tanto prova a raccontare!

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3 thoughts on “Jeff Fisher, la ricostruzione dei Rams ed un dubbio

  1. Ottimo articolo. Bradford è un enigma. Anche durante la season 2012 ha avuto alti e bassi enormi: partite dove faceva letture rapide, con lanci veloci e ottime spirali, e partite dove era lentissimo con solo lunghi lanci, bombe alla “speriamo in bene”. Nel draft avevamo la possibilità di prendere RGIII, era una follia visto il primo anno di Sammy, ma ammetto che un dubbio mi pervase in quella notte. Ho piena fiducia in Fisher, grande architetto dal polso sicuro, ma o Bradford si sveglia e si toglie di dosso questo alone da eterna promessa o sarà meglio scambiarlo finché ha ancora appeal. Sono stato molto duro in questo giudizio del nostro qb, ma non possiamo perdere l’occasione di sfruttare il potenziale talento presente nella squadra a causa di un legame affettivo con una sfinge. Sam non è un grande leader lo sappiamo tutti, ma questo è addirittura un bene con Jackson in casa. Sammy è leader con il gioco, o per lo meno dovrebbe, non fa discorsi pieni d’energia, ne prende pose da superman, lavora duro, ha un braccione da fare invidia a molti, ha un’etica del lavoro fantastica… ma si tolga di dosso questa sindrome di Peter Pan, o saremo costretti a mollarlo. Sammy con Amendola in campo gioca più veloce, sembra un altro Qb, è possibile secondo voi che i problemi di Bradford siano legati al playbook e che abbia bisogno di WR dalle caratteristiche di Amendola sempre in campo per sentirsi sicuro? Anno scorso ha fatto pietà perché tutta la squadra faceva pietà, quest’anno ha difficoltà con il nuovo playbook, possibile? (Forse sto solo cercando di giustificarlo,)

  2. io direi di aspettare a lasciar andare Bradford..può diventare un ottimo QB
    dategli ancora un paio di anni e poi insieme a Fisher vi può portare al SB..ha bisogno di un sistema più collaudato..e di ottimi ricevitori e una linea che tenga..
    anche perchè quest’anno con quello che avete preso da Washington potete prendere ottimi giocatori…
    la strada è giusta..la difesa è ottima adesso deve ingranare l’attacco..
    spero..perchè più è alto il livello delle squadre più sono belle le partite..
    I LOVE NFL..
    Bell’articolo..

  3. Condivido R., la fiducia in Fisher è totale da parte mia. Confido molto nel prossimo draft, ma Sam deve prendere il suo posto da QB guida, è arrivata l’ora. Viva la Nfl, sempre e comunque.

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