Ci sono giocatori che lasciano il segno nel corso della loro carriera, un segno indelebile, nel bene e nel male, nei cuori di tifosi, appassionati ed esperti.

Peyton-ManningUna di queste belle, grandi ed appassionanti storie nasce, prende vita e si sviluppa ad Indianapolis quando i Colts scelgono, con la prima chiamata assoluta del draft NFL del lontano 1998, Peyton Manning, da Tennessee.
Nel corso degli anni Manning prende in mano una franchigia che, nel corso dei vent’anni precedenti, è riuscita ad agguantare la post season per sole tre volte, senza mai arrivare alla partitissima. Gli bastano solo due anni per arrivare ai playoffs, e iniziare quindi quella che sarà la sua scalata al vertice del mondo del football, come uno tra i più grandi di sempre.

Nel 2003 vince il primo titolo MVP al sesto anno, alla sua prima apparizione ad un Championship Game, perso contro quei New England Patriots, assoluti rivali e guidati dal rivale assoluto Tom Brady. Dopo un altro titolo MVP nel 2004 ed una bruciante sconfitta al Divisional Round contro i Pittsburgh Steelers futuri campioni nel 2005, riesce finalmente l’anno successivo a vincere quel Vince Lombardi Trophy che lo pone definitivamente nell’elite della posizione più osservata, criticata e al tempo stesso esaltata di questo magnifico sport, riuscendo anche a portare a casa il titolo di MVP del Super Bowl.

Nel corso degli anni successivi riesce a mantenere altissimo il livello di gioco messo in campo, ma non riesce a ripetere l’impresa riuscitagli precedentemente, subendo una sconfitta per mano dei New Orleans Saints, guidati da un altro campione come Drew Brees (MVP di quel Super Bowl), che peserà parecchio insieme alle altre sconfitte collezionate nel corso degli anni.

La storia cambia nel 2011 quando, dopo il franchise tag e un quinquennale da 90 milioni di dollari, è costretto a subire più di un intervento chirurgico al collo, per cui ha quasi rischiato di chiudere prematuramente la sua carriera. Dopo aver saltato l’intera stagione, i Colts e Manning si separano. I primi, dopo una stagione da dimenticare con il record di 2-14, entrano in rebuild mode e pescano con un’altra prima scelta assoluta il prodotto di Stanford, Andrew Luck, mentre Peyton si accasa in Colorado, alla corte dei Denver Broncos, in cerca di rivincita e rispolvero. Nella stagione scorsa i Broncos, dopo le prime tre sconfitte, accumulano tredici vittorie consecutive, terminando con il record di 13-3, subendo poi una pesante disfatta nella post season per mano dei Baltimore Ravens, al secondo supplementare. I Colts, invece, vivono una stagione particolare, data la leucemia di coach Chuck Pagano, chiusa comunque all’attivo con un record di 11-5. Nonostante tutto, però, anch’essi tornano a casa grazie alla futura squadra campione, i Ravens appunto, che impediscono lo scontro tra Manning e i Colts.

Il tutto però è solo rimandato al 20 ottobre 2013, quando Manning con i suoi Broncos, fa ritorno in quell’Indianapolis che è stata la sua casa per ben quattordici anni di successi, sconfitte, premi e critiche.

1382335261000-USP-NFL-Denver-Broncos-at-Indianapolis-Colts-002Una montagna di ricordi, un numero pressoché infinito di career moments, tornano alla mente dei tifosi dei Colts, che danno un grandissimo benvenuto al loro beniamino (lo è sempre rimasto e sempre lo sarà, come ogni stella che ha fatto la storia di una franchigia, vedi Joe Montana per San Francisco). Anche il proprietario della franchigia di Indianapolis, Jim Irsay, ci mette del suo, con un video sul maxi-schermo del Lucas-Oil Stadium, osservato anche da vecchi compagni di squadra di Manning, come Jeff Saturday, Marvin Harrison e Edgerrin James. Il video è stato proiettato mentre la formazione del Colorado faceva il suo ingresso in campo prima del kickoff; mostrava anche immagini relative al Super Bowl vinto contro i Chicago Bears, ed è terminato con un “Thanks Peyton” sulla maglia #18 del nativo della Big Easy.

Rivedendo la partita, una cosa è ormai certa: Indianapolis è ora la casa di Andrew Luck, che è riuscito a strappare la vittoria ai Denver Broncos, costringendoli alla prima sconfitta dopo una striscia di 19 vittorie consecutive in regular season. Il successo per 39-33 dei Colts è il definitivo benvenuto tra i migliori QB per Luck. La stagione di Indianapolis finora può vantare una serie di risultati in cui nessuno è ancora riuscito: vittoria a San Francisco e unica squadra a battere due delle maggiori contender del Vince Lombardi Trophy, Seahawks e Broncos per l’appunto.

Lo scontro tra i due QB è stato incredibilmente appassionante, e ha visto uscirne vincitore il più giovane. Entrambi sono riconosciuti tra i migliori pocket passers della lega, e i numeri ne sottolineano il valore e la considerazione che giustamente ricevono: Luck ha totalizzato quattro segnature (tre su lanci e una su corsa) con 228 yards in 21 completi, mentre Manning continua a macinare numeri da record; quasi 400 yards lanciate, con 3 TD in 29 completi e un intercetto subito. Un continuo susseguirsi di lanci da manuale è stato il tema di tutta la partita, in cui Indianapolis è riuscita a difendere fino alla fine il vantaggio agguantato ad inizio partita.

Manning subisce così un amaro ritorno a casa, patito per mano del #12 (da molti tifosi acclamato come degno erede di Peyton e nuovo #18), e cercherà di proiettarsi interamente al resto della stagione, per cercare di agguantare il secondo Super Bowl della sua finora straordinaria carriera.

Post By Francesco Gentile (154 Posts)

Studente di giurisprudenza. Appassionato delle Big Four, NFL in particolare. Tifoso sfegatato Green & Gold!

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3 thoughts on “Peyton Manning: un amaro Homecoming

  1. Se Denver non aggiusta la difesa, nei playoff non andrà tanto lontano… detto questo, Andrew Luck è davvero pazzesco, a 23 anni gioca come un veterano, se continua così (e non vedo perché non dovrebbe) può diventare uno dei più forti di sempre

  2. Luck ne ha 24 ed è fortissimo perchè ha un gran cervello. Prima di diventare uno dei più grandi di sempre, tuttavia, deve vincere uno o due anelli. Riparliamone fra cinque o sei anni.
    Manning maggiore è un modello di stile ma, spiacente per lui, quando la partita si fa tesa smette di funzionare.
    La difesa di Denver, specie sui lanci, è un incubo.

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