I Bruins conquistano in trasferta la Stanley Cup !

L’apoteosi di un campionato in appena una gara, drammatica esaltante e unica, è tempo per il main event della Nhl, tutto in una notte, una squadra gioirà l’altra andrà via senza coppa ma a testa alta.

Boston @ Vancouver gara 7 (3 – 3)

Partiamo da chi non giocherà questa partita magica che ogni giocatore sogna, Mason Raymond è out per la vertebra fratturata in gara 6 dopo appena un minuto e fa compagnia a Nathan Horton altro infortunato di classe.

Il dilemma per l’incandescente terra canadese ha un nome e un cognome, Roberto Luongo, quale versione scenderà sul ghiaccio, quella che viene acclamata dalla sua folla o presa in giro dai simpatici cori di scherno di Boston?

Mark Recchi è il super veterano della finalissima, è un esempio da studiare per longevità e classe, lui già merita qualcosa più di una Stanley Cup.

Basta con le chiacchiere, ora vogliamo solo gara 7, chiudetevi in casa, spegnete il cellulare azzerate qualsiasi pensiero per la notte, riempite lo stomaco con birra e patatine e via con lo show.

È il giorno più lungo per Vancouver, una serata mai vissuta prima che accoglie tensioni, paure ma anche un eventuale gioia incredibile, scivolare sul più bello è come l’interista che aspetta 45 anni la finale di Champions, ha gli incubi dell’insuccesso ma quando arriva la coppa inizia a piangere ricordando i tempi bui.

È tempo degli U2, sigla d’apertura per lo starting lineup di Vancouver che a chi scrive piace da morire, entrano i leoni di casa, la marea blu agita la Rogers Arena, comunque vada stadio da Stanley Cup e dieci e lode.

Entra Boston, dal canto loro hanno meno da perdere rispetto ai padroni di casa, hanno ridicolizzato Vancouver nelle gare al Td Garden e oggi possono tentare uno scherzetto da leggenda.

We want Cup, we want Cup”con la C maiuscola grida la folla, unita nel coro di entrambe le tifoserie. L’inno canadese è religione cantato a squarciagola da tutti, oggi più che mai chiunque vuole finire la partita col mal di gola. Vinca il migliore!

L’immenso Tim Thomas tra i pali rappresenta l’incubo di Vancouver, Lucic-Krejci-Peverley la prima linea dei sogni di Boston con Zdeno “tira la bomba”Chara e Dennis Seidenberg a oscurare l’offensiva canadese.

Bobby Lu in porta, perché è giusto che sia cosi, Burrows che deve svegliare i gemelli Sedin in attacco con Edler e Bieksa a chiudere ogni corridoio periocoloso verso Luongo.

Tutto in una notte, il filo che può spezzare ogni equilibrio è sottilissimo, i Canucks partono in attacco nel primo minuto senza impensierire Thomas.

Le statistiche storiche fatte per essere smentite dicono che la squadra di casa vince gara 7 5 volte su 6 tentativi ma ricordiamo anche cosa combinò Max Talbot dei Penguins nel 2009 in casa Red Wings nell’atto finale di Stanley Cup.

Tim Thomas inizia già superando il record di Kirk McLean del 1994, 762 parate in questi playoff e prima lode per uno che ha subito appena 8 gol in queste finali, 5 dei quali nel ghiaccio del Canada.

Il primo spavento di Boston lo regala Peverley ma Luongo si allunga negando il tiro, dalla parte opposta Henrik Sedin non vede Burrows tutto solo e viene bloccato da Seidenberg e Thomas.

C’è anche Kesler a creare grattacapi al gatto di Boston ma per adesso tutto sotto controllo. “Chi segna per primo vince” dice l’ennesima simpatica statistica delle ultime gare a stelle e strisce cosi uno può anche decidere di andare a dormire dopo il primo gol.

Lo scompiglio davanti al Bobby nazionale spaventa più i tifosi che i compagni di squadra ma quando Bieksa può rinviare tutti possono respirare in maniera autonoma. Daniel Sedin prova a sorprendere Thomas senza riuscirci cosi per il primo boato si attende il saluto di Mason Raymond con il busto che lo fa somigliare a Robocop, per niente al mondo ci si perde quest’incontro.

La difesa dei Bruins blocca con qualsiasi mezzo l’avanzata emotiva dei Canucks, Recchi sembra un ballerino sul ghiaccio e se chi si collega col mondo Nhl ora e scopre l’età, 43 anni, non ci crede.

Le due franchigie entrano duro sul puck ma stanno molto attente a non regalare power play, e se anche Vancouver ha vinto le ultime 6 gare casalinghe Boston non se ne accorge, o tenta di non ricordare che le ultime trasferte hanno regalato solo sconfitte.

15 minuti di gara e nessuna penalità, i Bruins lasciano sfogare i Canucks facendoli correre a vuoto, l’inquadratura della folla fuori la Rogers Arena è immensa, ma nonostante il sole scende una tempesta ghiacciata quando Patrice Bergeron infila Luongo, ingaggio offensivo, Marchand che irride Bieksa,assist al centro e girata del numero 37 dei Bruins, incredibile, 1 a 0!

Quando Kesler si ripresenta solo a Thomas sfruttando la foga di Tambellini e viene ancora fermato fa presagire tanti incubi nascosti. Viene riproposto il fatto che nella serie chi si è portato in vantaggio ha poi vinto la partita ma le tv canadesi dicono che è tutto uno scherzo.

Chara è il primo che vola via sull’irruenza di Higgins ma senza che si arrivi ad un power play, lo scontro è l’ultima emozione del primo periodo che si chiude col vantaggio Bruins. Si ricomincia con Boston alla caccia del colpo del ko mentre Vancouver sbatte ancora contro Thomas.

Marchand arriva con dribbling vari quasi sopra Luongo con estrema facilità ma i Canucks si salvano con la folla che ora inizia ad abbassare il tono dell’esaltazione. Le lodi verso il portiere di Boston possono proseguire quando s’inventa stili nuovo di parate facendo capire di essere tutt’uno con la gabbia, quando si presentano al suo cospetto basta lo sguardo, il puck s’impenna e non ci sono pericoli.

Serve la scossa ai padroni di casa, Henrik Sedin prova a stampare Chara sulla balaustra ma il capitano di Boston è di gomma e rimbalza tranquillamente facendo innervosire un pianeta che ha bisogno di una rete per sopravvivere. Luongo ferma Peverley senza troppa sicurezza cosi la marcia di Vancouver si fa sempre troppo insicura col capitano che prova le ripartenze ma quando alza la testa un muro giallo-bianco-nero lo spaventa.

Se il disco supera Thomas non necessariamente è gol, Chara salva su Burrows facendo proseguire la santificazione della gabbia bostoniana. L’attacco Bruins invece ragiona, Marchand stordisce con le finte Bieksa, gira intorno a Luongo che trova Daniel Sedin in mezzo ai piedi, allunga il bastone, non ci arriva, è gol, è gol di Boston, 2 a 0 e Rogers Arena incredula, mancano 7 minuti alla fine del secondo periodo e il doppio vantaggio dei Bruins inizia a pesare.

Sul raddoppio di Boston c’è ancora la firma di Mark Recchi con l’assist che successivamente s’invola con classe ma viene fermato da Luongo. La prima penalità spetta a Zdeno Chara quando si è a tre minuti dalla fine della seconda frazione di gara, a questo punto Vancouver deve segnare o è la fine. I Canucks sono troppo nervosi, provano dalla distanza senza gloria, per superare Thomas serve ben altro tanto è vero che Boston non sembra neanche con l’uomo in meno sul ghiaccio.

Bergeron addirittura segna il 3 a 0 involandosi tra due avversari ma gli arbitri prendono tempo prima di decidere che fare. La decisione è unanime, è gol, 3 a 0 e prime immagini della festa nei bar di Boston.

Quando tutto gira male resta solo provare a rendere la disfatta meno disastrosa, il power play non regala gioie e la Rogers Arena assiste con occhi lucidi alla caduta dei suoi. 3 a 0 è anche il parziale che chiude il secondo periodo, altri venti minuti e i Bruins potrebbero alzare al cielo quella coppa che attendono dal 1972 e che neanche il grandissimo Ray Bourque è riuscito a sollevare con la casacca di Boston.

Iniziano gli ultimi venti minuti regolari della stagione, ora o mai più per i Canucks, solo un gol aiuterebbe nel morale la franchigia canadese e per dir la verità la Rogers Arena una piccola gioia la merita. La seconda penalità dell’incontro sorride ai Bruins con l’interferenza di Hansen che regala l’uomo in più a chi è già in vantaggio e può chiudere ogni speranza di trionfo Canucks.

La superiorità non è sfruttata neanche in questo caso, mancano 12 minuti alla fine e Thomas blocca ancora una volta tutto l’attacco avversario. Il grande portierone si trova a 4 parate dal record di tutti i tempi per salvataggi che risale al 1964 con Bower, primato che a 9 minuti dalla fine sembra in serio pericolo. La seconda linea di Boston regala soddisfazioni sino ad ora, 3 gol e 7 punti Recchi, 2 gol e 5 punti Bergeron e 4 reti e 6 punti per Marchand in volo verso la Stanley Cup.

Milan Lucic regala il secondo power play della serata a Vancouver quando mancano otto minuti alla fine ma ancora il copione di Tim Thomas non cambia e il silenzio che regna sul ghiaccio equivale alle speranze di miracolo.

Partono gli ultimi tre minuti della gara, 180 secondi che separano Zdeno Chara dalla Stanley Cup, Vancouver decide di usare l’uomo in più facendo uscire Luongo, in una serata storta capita anche di subire il 4 a 0 con Marchand che manda tanti saluti ai Canucks e chiude ogni velleità.

L’incredibile epilogo copia la Nba, non sempre chi è dato favorito vince, Boston si regala una notte spettacolare ma la lode va al pubblico eccezionale di Vancouver che regala lo stesso una standing ovation per una stagione da 10.

Perdere in gara sette sul ghiaccio di casa è una terribile ferita, arrivata nel quarantesimo compleanno dei Canucks, le lacrime di Roberto Luongo vanno capite e per una notte non ci sentiamo di trovare colpevoli.

Tim Thomas ci lascia senza parole, Mark Recchi fa ancora meglio vincendo la terza Stanley Cup a 43 anni, un mito che decide il ritiro da campione.

È stata una serie emozionante con epilogo tutt’altro che scontato, c’è il rimpianto per non aver visto la festa canadese, c’è la gioia per la splendida prestazione di Boston che ancora una volta rende omaggio all’incoerenza della Nhl che rende unico questo sport meraviglioso.

Il migliore delle finali indovinate chi è? Vi dico le iniziali, T. T. e fa il portiere, è lui che migliora il ricordo di Dominik Hasek versione Sabres alzando al cielo il Conn Smithe Trophy.

A Zdeno Chara la coppa più bella, la meravigliosa Stanley Cup chiudendo il sipario sulla stagione 2010/11, con i Boston Bruins campioni Nhl.

Applausi!

Post By Francesco Fiori (172 Posts)

Supereroe travestito di giorno da ragioniere e di notte da redattore, Francesco Fiori nasce il 30 maggio 1983 a Sassari e da subito capisce che lo sport è come una passione esagerata, allevato con pane e album Panini. Un sardo che ama il ghiaccio, impossibile, conosce la Nhl grazie ai compiti dell'ora di pranzo che rinvia a causa della dipendenza da TELEPIU2. E' nel giugno 2008 che decide per curiosità di collaborare con Playitusa grazie ad un pezzo dedicato al grande eroe Mario Lemieux. Non solo Hockey tra le passioni di colui che è casinista, testardo e sognatore (più altri mille difetti), segnala l'amore per la bici (definita sua dolce metà) ma anche una dedizione totale a calcio (INTER), basket (DINAMO SASSARI) e qualsiasi cosa sia sotto la voce SPORT e non lo faccia dormire. Se anche voi non dormite rintracciatemi alla mail francesco.fiori@playitusa.com giusto per 2 risate.

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2 thoughts on “Bruins da applausi, sono campioni NHL!

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