Esistono nello sport partite che danno sensazioni speciali e questo in qualunque parte del mondo uno sia: Boca-River a Buenos Aires piuttosto che Liverpool-Manchester Utd in Inghilterra.

Nel mio caso avendo una strana malattia chiamata amore per il baseball la partita per eccellenza è New York Yankees – Boston Red Sox con l’aggravante di essere parte in causa tifando come un forsennato per le calzette rosse del Massachussetts.

Si è fatta e si farà sempre molta letteratura su questa partita: la rivalità più sentita negli States secondo molti… oddio Green Bay – Chicago nell’NFL ed anche Duke – UNC nella NCAA non scherzano, ma questa è la partita evento del Vecchio Gioco e da quando col web si riesce a seguire anche da noi sono aumentati esponenzialmente i cultori di entrambi i partiti.

Quest’anno c’ho riprovato… già due anni fa mi sono fatto una serie da 3 partite nel Bronx e il risultato era stato un bel zero vittorie, facendomi sacramentare in aramaico per una settimana.

Ora, essendo impossibile trovare i biglietti per una serie al magico Fenway Park, a meno di non voler arricchire quei siti che fanno bagarinaggio legalizzato, anche col benestare delle MLB, ed essendo io una testa dura mica da ridere mi sono detto: “Perchè non ci riproviamo quest’anno ?” Peggio dell’altro volta non può mica andare.

Questo è un piccolo racconto tra la subway newyorkese, hot-dogs, nachos ed anche… incidentalmente baseball.

 

Day 1 – 7 giugno

L'ingresso dell'Impero del Male

Per chi come il sottoscritto ha passato ormai 30 anni nei diamanti di tutt’Italia, trovarsi su un vagone della metro con migliaia di persone che vanno a vedere una partita di baseball è sempre un’esperienza estraniante, c’è la stessa differenza che c’è tra la Scala a Milano ed il Teatro Comunale di Imola.

La prima cosa che si vede sbucando dalla metro è che i lavori di abbattimento e riconversione del sito del vecchio Yankee Stadium sono finiti: il nuovo mega-playground sorto dove prima c’era lo stadio è semplicemente una bellezza, se penso che in Italia il vecchio stadio di Parma è stato abbattuto per farne degli uffici mi viene un gran magone.

Mi presento al botteghino per ritirare i miei biglietti, presento il passaporto perchè serve un documento valido … e di solito a questo punto mi si dicono : “un italiano che si interessa di baseball ?? Ma esiste il baseball in Italia ?”

Non nascondo che di solito arriva lo sconforto, ma lo maschero bene. Il solito controllo per vedere che uno non riesca a portare dentro qualcosa da mangiare / bere … e ti credo fuori una bottiglia d’acqua costa 1 $, dentro 5 $ e arriva il momento di farsi aggredire dal colesterolo: nachos, hot-dogs ovunque, odori di salse strane sconvolgenti con più chioschi che ciuffi d’erba in campo; ma anche un unico chiosco che vende roba “organic” come si dice qua, ovvero semplicemente frutta. Giuro che l’addetta di questo chiosco circondata da popcorn giganteschi e galloni di birra americana mi fa una tenerezza enorme.

La partita vede i Red Sox subito avanti per la gioia di un numero di infiltrati come me nemmeno piccolo, Lester si arrabatta sul monte ma non affonda ed in attacco si vedono molte palline arrivare in fondo al recinto, specialmente nei famosi bleachers dello Yankee Stadium dove alberga una varia umanità c’è chi non manda giù la cosa e tutte le volte che il buon JD Drew si presenta da quelle parti per il suo turno in difesa viene riempito di contumelie … così … per default.

Alla fine il match lo portiamo a casa seppure con qualche patema, davanti a non più di ventimila spettatori dei cinquantamila che c’erano all’inizio.

Io questa abitudine di andare via prima anche se il match è ancora in bilico non la capisco proprio: è come andare via dal cinema prima di vedere la fine; comunque ho l’onore di cantare alla fine un bel “LET’S GO RED SOX2 assieme ad una decina di altri soggetti dei quali la metà sono pieni di birra.

Ma visto che io non sono membro della Lega per la Temperanza la cosa non mi disturba proprio.

 

Day 2 – 8 giugno

Big Papi l'ha toccata piano...

Com’è il nuovo Yankee Stadium?
Opulento, trasuda dollari da ogni fessura oltre a mostrare quel quid di arroganza che fa molto pinstripes.

Ho avuto la fortuna di vedere baseball in una decina di differenti stadi il tutta l’America; ovunque tu vada hai sempre l’impressione di venire accolto con un: “Benvenuto nella nostra casa.”. Allo Yankee Stadium ho come l’impressione che ti venga detto: “Ti concediamo di entrare nella nostra casa.” Non so se la mia è solo un’impressione o se la cosa è dovuta al cappellino dei Sox che orgogliosamente porto.

Già che hanno speso un miliardo di dollari (alzi qualcosa in più) per costruire questa cattedrale potevano anche pensare ad un fermata della subway un po’ più capiente e non quella specie di catacomba, tale e quale rispetto all’epoca di Lou Gehrig, come è.

La partita per un true Red Sox fan è stata come una festa di Playboy per uno che ama le donne poco vestite: non vorresti che finisse mai.

AJ Burnett s’è confermato per quello che è, ovvero il lanciatore più sopravvalutato del Sistema Solare, molto bravo quando deve spargere la schiuma da barba sulla faccia del compagno mentre viene intervistato non altrettanto bravo quando si tratta di mettere al piatto David Ortiz che serafico come sempre gli ha sparato un missile al primo inning che ha rischiato di abbattere un satellite.

In definitiva perchè gli Yankees sono antipatici: perchè hanno tifosi come quelli che al nono inning hanno riempito di “boooooooes” un loro giovane pitcher (Lance Pendleton) che ha beccato un paio di legnate potenti, faccio presente che stiamo parlando di un debuttante con solo 11 inning di esperienza nella lega. OK … avranno avuto Babe Ruth, Lou Gehrig e Joe Di Maggio, ma se la spocchia fosse quotata in borsa gli Yankees farebbero saltare il banco a Wall Street.

 

Day 3 – 9 giugno

1.45 am - SWEEP !!!!!

Visto che i biglietti dello Yankee Stadium non sono proprio a buon mercato, quello che spendo per loro devo risparmiarlo semmai sul pernottamento, per farla breve sono a dormire nella parte cinese di Brooklyn che dal South Bronx dista un’ora di Subway, ma dista soprattutto anni luce come aspetto ed ahimè… anche come previsioni meteo.

Per farla breve parto da Brooklyn con il sole e l’afa che mi sta uccidendo da qualche giorno ed arrivo nel Bronx col cielo che promette l’apocalisse, la quale puntualmente arriva dieci minuti prima dell’inizio della partita, per chi non lo sapesse se c’è un rinvio il tifoso perde i soldi oppure può chiedere la sostituzione col biglietto di un’altra partita, cosa abbastanza inutile per uno che due giorni dopo ha un appuntamento al JFK Airport con un volo per tornare in Italia.

Passa un’ora ed ancora acqua, ne passa un’altra e va ancora peggio e suscita ilarità l’annuncio che si proverà di giocare comunque e non in canoa; l’unica cosa buona è che cominciano a trasmettere sul maxi schermo gara-5 delle finali NBA, se non altro la gente non potendo sfogarsi con gli epiteti sui Red Sox lo può fare su Lebron James, amato da tutti anche nella Grande Mela come può esserlo Jack lo Squartatore.

Poi grazie a Dio smette e ci viene comunicato che la partita comincerà alle 10.30 con tre ore e mezza di ritardo sull’inizio schedulato; molti mugugnano, a me francamente importa solo che il match ci sia e se arriverò in albergo all’alba… francamente chissenefrega.

Non si possono non spendere due parole sulla crew degli inservienti al campo: da Major League anche loro, riescono a riassettare un campo con la velocità di un razzo e come promesso alle 10,30 spaccate c’è il playball; in tribuna saranno rimaste non più di 15000 persone e col passare del tempo calano sempre più, fa davvero senso lo stadio semivuoto, restano i “duri e puri” dell’una e dell’altra parte ed io mi onoro di essere uno di questi.

La partita dopo un inizio un po’ sottotono finisce per le mie amate calzette rosse con un crescendo rossiniano, che portano via il cappotto che sognavo anche la notte.

E’ l’1.45 del mattino e mi devo sorbire la metro fino a Brooklyn, se va bene sarò a dormire alle 3, ma dopo un godimento come queste tre vittorie, la notte, finalmente fresca, è lieve.

Ti saluto NewYork … peccato che tu abbia squadre non proprio simpaticissime, almeno per il sottoscritto, ma sei sempre la città più esaltante che ci sia.

Non c’è verso … appena vado via mi vien voglia di tornarci … semmai per tifarti ancora contro i tuoi Bronx Bombers.

Comunque cara Grande Mela, ti voglio e ti vorrò sempre un gran bene.

[NDR: Se questo racconto vi è piaciuto, seguite il blog del suo autore!]

 

Post By pberti (1 Posts)

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16 thoughts on “Tre giorni da infiltrato allo Yankee Stadium

  1. Mica male, complimenti! Un viaggio del genere dev’essere sempre un’esperienza grandiosa…tra l’altro per vedere la rivalità principale della propria squadra. E’ come se io mi andassi a vedere i Lakers a Boston…con la differenza che New York è ampiamente più bella di Boston!

  2. Incredibili a NY, fanno iniziare la partita alle 22.30 col pubblico che resta allo stadio fino alle 2 ! La città che non dorme mai!!

    Sei tornato vivo in hotel viaggiando in metro fra Bronx e Chinatown in piena notte? Notevole!!

    • C’è da avere molta più paura su certi autobus di Bologna, piuttosto che nella subway di NY, dove c’è polizia quasi ovunque, specie quando c’è il deflusso dei tifosi

  3. Non seguo il Baseball che non mi piace, ma il racconto e’ veramente bello. NY e’ una gran citta’, veramente affascinante, ma le squadre di NY sono odiate ovunque ed anche io non faccio eccezione. Spesso e’ perche’ stravincono – tipo gli Yankees – ma non necessariamente, penso x esempio ai NY Red Bulls della MLS che nella loro storia non hanno vinto MAI NULLA e sono odiati da qualsiasi tifoso di qualsiasi altra squadra…

  4. Grazie, Paolo.
    Mi hai rinfrescato recenti memorie di angeli e “schivatori” californiani.
    Di occhi sbarrati e mille “Are you really sure?” di fronte alla richiesta di nachos (“only chips”) senza brodaglie gialle e improbabili stews.
    Di questo andamento a gaussiana dell’afflusso e deflusso del pubblico nei ballpark con quartili intorno al basso 2° e alto 8°.

  5. Boca-River a Buenos Aires piuttosto che Liverpool-Manchester Utd in Inghilterra.

    Boca-River sì, Liverpool-Manchester no? Perché questo?

  6. essere andati nella tana del nemico con il cappellino dei red sox è molto ammirevole, ovviamente come ben saprai al vecchio e caro fenway park è tutta un’altra esperienza!

    ho apprezzato molto l’excursus sulla spocchiosità dei tifosi delle altra squadre, bhe a boston qusto non succede e non succcederà mai, non verranno mai fischiati i giocatori di casa, ne a fenway, ne al TBanknorth garden ne al Gillette Stadium, questa è la differenza tra il tifo di boston e quello dei nostri avversari storici come gli yankees o i lakers che hanno fischiato all’ultima partita di phill jackson….

    let’s go boston!!!!

    • Boca-River a Buenos Aires piuttosto che Liverpool-Manchester Utd in Inghilterra.

      Questa frase significa che Boca-Rivers a Buenos Aires dà sensazioni speciali, ma Liverpool-Manchester United in Inghilterra non ne dà. Quindi ti chiedevo il motivo per cui dici che Liverpoo-Manchester United non dà sensazioni speciali.

        • Beh, è quello che hai scritto! “Piuttosto che” indica una netta preferenza del primo termine “River-Boca” sul secondo “Man-Liverpool”. Quindi, River-Boca dà sensazioni speciali, ma Man UTd-Liverpool no.

          La prossima volta non usare “piuttosto che” (che è sbagliatissimo, anche se usatissimo), ma usa “oppure” o “o”.

          • sicuramente “piuttosto che” non sarà italiano, e quindi non corretto, ma anche io avevo interpretato che le due sfide le avesse poste sullo stesso livello.

  7. Complimenti x l’articolo.
    Be, so di essere una mosca bianca, ma visto che nessuno lo scrive mi permetto di dire: forza yankee!

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