Magic Johnson vs Lebron James: i 2 più incredibili atipici della storia del gioco...

Magic Johnson vs Lebron James: i 2 più incredibili atipici della storia del gioco…

Il confronto che ci apprestiamo ad affrontare riguarda due dei più grandi giocatori della storia del basket: due che, a modo loro, hanno rivoluzionato questo gioco. Così diversi eppure così simili.

Magic Johnson, leggenda con la canotta numero 32 dei Lakers, è stato il playmaker più atipico e straordinario ad aver giocato nella NBA: spettacolare – ed efficace – come nessun altro, leader carismatico, iniziatore dello showtime e personaggio unico a prescindere dalla palla a spicchi.

Lebron James è “il prescelto” da quando è stato scelto alla numero uno al celeberrimo draft del 2003, un giocatore forse irripetibile per la combinazione atletico-tecnica che riesce ad esprimere in campo. Ha diviso le folle, amato ed odiato, ma da quando ha iniziato a vincere il suo cammino verso la leggenda non si è più fermato.

Vediamoli più da vicino dal punto di vista fisico-tecnico: scopriremo che, pur appartenendo ad epoche cestistiche distanti (il basket nell’ultimo ventennio è cambiato moltissimo), questi due campioni sono più simili di quanto chiunque avrebbe potuto immaginare all’esordio di Lebron James in questa lega.

Fisico ed atletismo

Magic è stato il playmaker più alto della storia della lega: 206 cm nel 1979 (ed anche oggi lo sarebbero) per un play erano qualcosa di mostruoso e, per non farsi mancare nulla, facevano scopa con una massa di circa 115 kg: per i pari-ruolo avversari marcarlo era palesemente impossibile e dalla sua altezza vedeva linee di passaggio invisibili a chiunque altro.

D’altra parte questa atipicità fisica evidente non erano accompagnati da un atletismo fuori dalla norma, anzi piuttosto nella norma. Il play dei Lakers certamente non è divenuto celebre per schiacciate fenomenali in campo aperto, velocità supersonica nelle penetrazioni oppure stoppate da copertina: Magic aveva un fisico pazzesco per il ruolo, però non era un’atleta esplosivo.

Lebron probabilmente è l’atleta più incredibile che la NBA abbia accolto dalla sua nascita: 203cm per 115 kg di pura forza ed esplosività, coordinazione e controllo del corpo perfetti in ogni situazione, velocità straordinaria in campo aperto unita ad una potenza irresistibile nelle conclusioni violente al ferro con le quali si è fatto conoscere.

Il leader degli Heat, rispetto a Magic al quale cede qualche centimetro, forse non potrebbe giocare nel ruolo di centro (almeno non nella NBA), ma gli altri quattro ruoli della pallacanestro può ricoprirli – e lo ha fatto – in modo egregio, divenendo un’arma assolutamente illegale.

Passaggio e visione di gioco

In questa categoria parlando di Magic Johnson tocchiamo l’apice assoluto del gioco della pallacanestro: creatore di uno stile di gioco rivoluzionario, tanto spettacolare quanto efficace, dotato di una velocità di pensiero eccezionale e di una visione del campo a 360º , detiene la media assist a partita più alta di sempre nella NBA (11,2 – meglio anche di John Stockton fermo a 10,5) e se non fosse stato fermato dall’HIV deterrebbe anche quella relativa al numero complessivo (classifica nella quale è al quinto posto).

James è l’ala dotata della visione di gioco di gran lunga migliore attualmente, e, nella storia, contende a Larry Bird la palma di migliore ala passatrice (non ce ne voglia il grande Larry, ma Lebron, a 28 anni, è sulla buona strada per superarlo prima del termine della carriera).

Ovviamente di fronte al genio irripetibile di Magic (inventore di un gioco di alley oop, passaggi schiacciati, no-look, passaggi dietro la schiena ed altre mirabilie che hanno letteralmente trasformato la faccia della NBA dopo anni difficili) anche James, come qualunque giocatore del passato, del presente e forse del futuro, non può competere. Però un altro atleta con la potenza di un treno in corsa, la velocità di un quattrocentista, eccellenti capacità realizzative che sa passare la palla come un vero playmaker – e di quelli buoni – provate a trovarlo…

Tiro e capacità offensive

Magic in carriera ha una media di quasi venti punti a partita, quindi si trattava di un artista del passaggio capace però anche di mettersi in proprio in caso di necessità. Disponeva di un più che discreto piazzato dalla media (senza scordarci delle sue ottime percentuali ai liberi) abbinato a fantasiose abilità penetrative – pure alla luce di una rapidità, come detto, non di primissimo livello – e di un gioco in post basso degno di un lungo raffinato (effettivamente si parla di 206cm di classe…).

L’unica vera pecca offensiva l’aveva nel tiro da tre, in cui ha sempre stentato, salvo nelle ultimissime stagioni in cui qualche miglioramento era avvenuto.

Passando a Lebron parliamo di un attaccante di livello sicuramente molto più alto rispetto a Magic, ma, nonostante una media punti elevatissima e numerosissime partite allucinanti dal punto di vista realizzativo, nemmeno lui è da annoverare tra i grandissimi attaccanti puri della NBA.

Senza rivali nell’attaccare il ferro con ferocia oppure sfoggiando insospettabili abilità di prestigiatore in un corpo da running back rubato al football, James nel corso degli anni è progredito moltissimo sotto il profilo balistico arrivando a comporsi un arsenale offensivo completo e affidabilissimo (le percentuali aliene della scorsa stagione lo testimoniano).

Su tutti spiccano i miglioramenti fatti nel tiro dalla lunga distanza – addirittura più sicuro di quello dalla media. Ora rimangono da sgrezzare il gioco in post dove potrebbe fare sfracelli con quel fisico, e l’annoso problema dei tiri liberi in cui incontra difficoltà che non ci si aspetterebbe dal “Prescelto”.

Ball handling

Ben oltre i due metri entriamo nel gotha assoluto: entrambi dotati di un trattamento di palla straordinario; infatti molti piccoli tecnici del passato e del presente non sono nemmeno paragonabili a questi due “bestioni” dalle mani dolci come caramelle.

Magic negli anni ’80 pareva un alieno atterrato sulla terra ad insegnare un nuovo sport: finte da playground, tocco di palla morbido e delicato, ma sicuro e pulito allo stesso tempo, ricezione invidiabile, palleggio vario e veloce con entrambe le mani. Incantato e incantevole.

Lebron ha un palleggio esteticamente meno bello e leggiadro (solo rispetto a Magic Johnson e a pochi altri eletti, beninteso) ma forse impressiona ancora di più perché il suo ball handling avviene a velocità impossibili per qualunque altro giocatore di questa stazza. Inoltre il suo repertorio di finte, crossover e diavolerie varie è di alto livello; per non farsi mancare proprio nulla,

Difesa

E’ forse l’aspetto del gioco in cui sono più diversi (tralasciando la potenza e l’atletismo di cui abbiamo già parlato): Lebron è uno dei migliori difensori della lega (oltre ad essere uno dei primi dieci attaccanti), ottimo sull’uomo ed eccellente in aiuto, senza disdegnare qualche stoppata spettacolare e qualche recupero di puro agonismo.

Al contrario Magic non è mai stato annoverato tra i cosiddetti mastini della sua epoca: effettivamente non era un grande difensore, soffriva i piccoli rapidi ed esplosivi (Isiah Thomas particolarmente), però non era nemmeno un buco nero, dava il suo onesto contributo (specialmente alla voce recuperi) pur senza eccellere.

Leadership

A livello di leadership James ha svoltato definitivamente da quando è sbarcato in Florida, o meglio, dal post dramma della finale persa nel 2011: prima era stato un eccezionale generale di una squadra obiettivamente mediocre, i Cavaliers, portata a record storici in regular season e persino alle finali NBA, ma gli mancava lo step mentale finale per essere effettivamente un leader vincente, tecnico e psicologico.

Agli Heat ha preso lo scettro che era di Wade (un signore a capire di doverlo cedere per il bene della squadra) e proprio dopo la batosta subita da Dallas è divenuto una macchina perfetta: un leader carismatico che si fida dei compagni e di sé stesso, inarrestabile.

Magic Johnson è stato un leader assai diverso da James, e, a conti fatti (Lebron però è libero di smentirmi prossimamente), migliore. Primo rookie nella storia della lega a vincere il titolo da MVP delle finali contro i malcapitati Sixers, trascinatore della squadra in assenza del mito Jabbar, giocando da centro in maniera sublime in una memorabile gara 6 in cui il tabellino recita: 42 punti, 15 rimbalzi (!) e 7 assist. Solamente il preludio di un decennio (con cinque anelli alle dita) abbondante di meraviglie al comando indiscusso di una delle franchigie più affascinanti, guidando i compagni con il sorriso contagioso che lo ha sempre contraddistinto.

Epilogo

Forse anche in questo caso, dopo Melo e Bernard King, siamo alle prese con un esempio di evoluzione di una tipologia fenomenale di giocatore a distanza di 20/30 anni.

Struttura fisica, atipicità, tecnica, visione di gioco, versatilità e completezza, irripetibilità, voglia di vincere, capacità di ergersi a simbolo di un’epoca: sono tutti elementi che accomunano Magic Johnson e Lebron James, caratteristiche pazzesche da ritrovare in un giocatore solo e infatti si tratta di due atleti che rimarranno per sempre nella storia del basket.

James è più potente, è l’atleta probabilmente migliore che l’NBA abbia mai incontrato, praticamente non ha punti deboli dal punto di vista tecnico, è un grande attaccante, un eccellente difensore ed un passatore fantastico per ruolo e stazza fisica; ora che si è tolto dalle spalle in modo definitivo la “scimmia” è pronto a dominare per chissà quanti altri anni, a diventare leggenda.

Però Magic era Magic: giocava divertendosi e facendo divertire, unendo le folle, interpretando al grado massimo questo magnifico sport. Magic giocava il basket ideale, ed è per questo che quel suo sorriso stampato in faccia ad ogni incrocio di sguardi con la “sua” palla rimarrà non lo dimenticheremo mai.

Al di là dei titoli, della storia dei Lakers, degli MVP, della straordinaria lotta contro l’AIDS, tutti noi di Magic ricorderemo la canotta numero 32 ad incantare i parquet d’America e quel sorriso che non scompariva mai.

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2 thoughts on “Le sfide impossibili: Magic Johnson vs Lebron James

  1. senza polemica ma quanto a doti di leadrship diciamo che sono state sufficientemente assenti fino a metà di gara 6… per cui pur ritenendo james il più forte giocatore al mondo dico anche che globalmente quello visto nei play off è molto più scarso dell’MVP dell’anno prima e parecchio indietro rispetto ad altri mvp a causa della testa e dell’approccio alle partite.

  2. In una ipotetica formazione della Nba di oggi prenderei senza ombra di dubbio Lbj per molti motivi tra i quali quelli giustamente riportati in questo bell’articolo.
    Come finirà la sua carriera e quanti titoli porterà a casa ancora non si può sapere, di certo lascerà il suo segno. Non ricoprirà o non riuscirà a ricoprire tutti e 5 i ruoli come Magic ma non mi dispiacerebbe vederlo da 4 con più movimenti in post e, tra qualche stagione, da 1.
    A mio avviso non riuscirà a farlo come Magic, lui sorrideva ancor prima e durante il possesso palla tutti gli altri dopo il canestro o la vittoria, ma può far molto bene in quel ruolo. Ma è ancora presto o “inutile”.
    Da quando ha smesso i balletti a bordo campo ha preso coscienza delle sue qualità di leader ma a livello di CARISMA con Magic c’è un abisso.
    Il CARISMA di Magic fino ad oggi non si trova.

    Prenderei entrambi perchè LbJ con Magic si divertirebbe veramente tanto.
    Ma tra i due vado con Magic.

    …”sia la luce” e Magic fu…

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