In tutto il periodo di avvicinamento a questo Superbowl XLVI, per giocatori, tifosi e addetti ai lavori è stato impossibile non tornare con la mente a quanto successo quattro anni fa all’University of Phoenix Stadium di Glendale, Arizona.

Il risveglio dalla grande illusione, quella volta, fu a dir poco traumatico per i New England Patriots. Arrivati vicinissimi ad incidere per sempre un segno indelebile nella storia del football, i Pats videro il loro sogno svanire ad un passo dal traguardo, quando il passaggio in lob di Eli Manning aveva trovato Plaxico Burress nell’angolo sinistro della endzone per il touchdown che con appena 35 secondi sul cronometro del 4° quarto avrebbe chiuso il Super Bowl XLII sul punteggio di 17-14 per i Giants.

Fine di una perfect season

Concludere una stagione NFL con 18 W e 1 L può non essere un dramma, se riesci comunque a mettere le mani sul Vince Lombardi Trophy; ma se invece dopo una regular season perfetta (16 W 0 L) e una postseason tutto sommato agevole, che ti ha visto arrivare all’atto finale vincendo senza problemi i divisional e il titolo di conference, ti ritrovi a guardare l’avversario che festeggia, beh allora la parola dramma (sportivo ovviamente) non riesce neanche a rendere nel migliore dei modi l’idea.

Contro un pronostico che li vedeva sfavoriti di ben 12 punti, i New York Giants guidati da Eli Manning erano invece riusciti a rovinare la festa di New England proprio sul più bello, quando la squadra di Belichick era ormai convinta di entrare nella storia come seconda squadra a concludere imbattuta una stagione NFL (come i Miami Dolphins di Don Shula nella stagione 1972) e la prima in assoluto a vincere 19 partite dopo che nel 1978 la NFL aveva allungato la stagione regolare a sedici partite (e non più a quattordici).

Il più grande gioco mai visto in un Super Bowl

A segnare le sorti di una delle più grandi sorprese mai avvenute nella storia del football, come detto, fu un TD pass di Manning per la fade di Burress, ma ancora più decisiva fu la straordinaria difesa dei Giants, capace di limitare drasticamente l’attacco atomico guidato da Tom Brady a soli 14 punti segnati, minimo stagionale.

Il gioco rimasto più impresso, in quel drammatico drive che avrebbe portato alla segnatura di New York, non è comunque quello del TD di Burress, quanto un’assurda e rocambolesca ricezione di David Tyree avvenuta pochi secondi prima. Quel gioco è passato alla storia come «The Helmet Catch», o come lo definì lo stesso giocatore dei Giants, «The Supernatural Catch».

3Rd & 5 sulle 44 di New York con cronometro fermo a un minuto e 15 secondi dalla fine, Manning è costretto a lanciare dalla shotgun: la secondaria di New England presidia il backfield con attenzione e manda quattro giocatori in pressione sul quarterback.

Arriva lo snap, Manning arretra per cercare spazio ma la sua linea offensiva non tiene e le maglie blu dei pass rusher dei Patriots arrivano a mettergli le mani addosso. Il quarterback dei Giants è ad un passo dal subire il sack che praticamente costringerebbe New York ad un ultimo velleitario Hail Mary Pass, così il Super Bowl sembra finito.

Mentre il pubblico di fede Patriots è sul punto di esultare, in modo inspiegabile Manning resta in piedi e sfugge alla pressione, poi esce dalla tasca e scaglia un lancio disperato in profondità verso il backup wide receiver David Tyree. Il numero 85 dei Giants è marcato da vicino da Rodney Harrison, una forte strong safety che è già stato eletto 4 volte All-Pro e convocato 2 volte al Pro Bowl.

Tyree, ben piantato sulle gambe con le spalle alla endzone, salta però con il tempo giusto, afferra la palla con la punta delle dita e l’appoggia sull’elmetto (!) per non farla cadere, per poi atterrare sulla schiena per l’ultima ricezione della sua vita con la maglia dei Giants: un gioco incredibile, che a referto segna 32 yds ma che è in realtà è avvenuto con un lancio lungo quasi il doppio, circa 60 yards.

In quel momento, per chiunque fosse presente a Glendale o di fronte allo schermo televisivo, l’esito del Super Bowl appariva ormai chiaro: gli dei del football avevano scelto, i Giants avrebbero vinto la partita e New England non avrebbe raggiunto la perfect season.

Così in effetti andò, e ai festeggiamenti della Grande Mela si unirono anche quelli dei Dolphins del 1972, che poterono festeggiare con l’ennesima bottiglia stappata la permanenza nell’olimpo NFL come unica squadra imbattuta nell’era del Super Bowl.

Post By Andrea S. (29 Posts)

Amando lo sport da sempre, non poteva non lasciarsi contagiare anche dagli sport americani, finiti poi per diventare l’argomento della sua tesi di Dottorato («Eccezionale quel baseball! L’origine dell’isolazionismo americano negli sport»). Segue ogni giorno quello che succede negli sport made in USA: li guarda, li studia e ne scrive e ne racconta come può.

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4 thoughts on “Quando il sogno si fece incubo: il Super Bowl XLII

  1. L’articolo è bellissimo, e non perchè parla bene dei miei Giants ma perchè rende finalmente onore al merito di una squadra che vinse per incredibile bravura e non per incredibile fortuna come ancora oggi dicono. Il più grande gioco mai visto in un Superbowl ……nel Superbowl più bello e carico di tensione della storia. Grazie Andrea

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